Nel calcio contemporaneo la performance e la crescita del gruppo , soprattutto nei gruppi degli SGS, non può più essere interpretata esclusivamente attraverso parametri tecnico-tattici o fisici. La dimensione psicologica, rappresenta oggi un fattore determinante per il rendimento individuale e collettivo. Empatia, modo , metodi d’ approccio e relazione quotidiana non sono elementi accessori del lavoro sportivo, ma veri e propri strumenti di miglioramento a 360°.
Dal punto di vista psicologico, è fondamentale la creazione di un ambiente realmente formativo. Un ambiente formativo è uno spazio in cui l’errore è accettato come parte del processo, l’impegno viene valorizzato e le richieste sono adeguate all’età e al livello di sviluppo. In questo tipo di contesto il ragazzo si sente autorizzato a sperimentare, a sbagliare e a riprovare, elementi indispensabili per l’apprendimento motorio e decisionale.
All’interno di questo ambiente ,l’esperienza psicomotoria permette al ragazzo di sviluppare consapevolezza corporea(essere a conoscenza dei feedback emotivi e fisici del proprio corpo), coordinazione, orientamento spazio-temporale e capacità di adattamento, tutte competenze che costituiscono la base su cui si costruiscono successivamente le abilità tecniche e tattiche. Il corpo diventa il primo strumento di conoscenza e relazione con il gioco. Parallelamente, è necessario integrare in modo coerente il lavoro sull’aspetto fisico e su quello tecnico-tattico. Lo sviluppo delle capacità fisico-motorie deve essere adeguato all’età e funzionale al gioco, mentre l’apprendimento tecnico-tattico ,deve essere proposto attraverso situazioni che stimolino la lettura del contesto, la presa di decisione, il ragionamento induttivo, lasciando a chi ascolta il compito di arrivare da sé alla conclusione.
Quando questi elementi vengono trattati in modo separato o precoce, il rischio è quello di creare apprendimenti rigidi e poco trasferibili alla partita.
Nel settore giovanile e scolastico, la gestione dell’allenamento riveste inoltre un’importanza psicologica significativa. Ridurre i tempi morti, mantenere alta la soglia attentiva e proporre esercitazioni stimolanti aiuta a sostenere il coinvolgimento emotivo-cognitivo del ragazzo. La percezione della sfida, intesa come compito impegnativo ma raggiungibile, rappresenta un potente fattore motivazionale e contribuisce ad abbattere la noia. L’allenatore che non si sostituisce al giocatore mettendolo in condizione di capire e percepire la situazione di gioco , rende lo stesso giocatore padrone e consapevole di quel momento.
La cooperazione tra i membri dello staff rafforza ulteriormente questo processo. Un ambiente in cui gli adulti collaborano, comunicano in modo coerente e condividono obiettivi educativi comuni diventa un modello comportamentale di riferimento per i giovani atleti che apprendono soprattutto attraverso l’osservazione (neuroni specchio). Ciò che il ragazzo vede quotidianamente influenza il suo modo di stare nel gruppo e di interpretare l’esperienza sportiva.
Tutti questi elementi, integrati in modo armonico, favoriscono l’apprendimento: empatia, relazione quotidiana, consapevolezza degli strumenti, obiettivi raggiungibili, ambiente formativo, esperienza psicomotoria e sviluppo fisico-tecnico-tattico non agiscono in modo isolato, ma si potenziano reciprocamente.
Nel mondo dello sport le parole non sono mai neutre;
quando un allenatore sceglie di mandare un qualsiasi messaggio è consapevole che lo stesso messaggio non resta confinato ma si propaga come un’onda dentro e fuori dal campo.
Luca Pio Di Liddo

















