ALLENARE L’ATTEGGIAMENTO NELLO SPORT - a cura di Luca Pio Di Liddo

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I ruoli degli allenatori e dei genitori nello sviluppo del potenziale atletico e personale

Nella psicologia dello sport l’atteggiamento rappresenta un costrutto centrale per la comprensione del comportamento dell’atleta e della qualità della prestazione. Esso può essere definito come una predisposizione appresa e relativamente stabile che orienta il modo in cui l’individuo percepisce, interpreta e reagisce alle situazioni sportive. L’atteggiamento non si limita ad una dimensione interna ma si esprime concretamente nel comportamento influenzando l’impegno, la gestione delle difficoltà e la continuità prestazionale.

In ambito sportivo l’atteggiamento può dunque essere inteso come coerenza funzionale tra testa, emozioni e azioni assumendo la funzione di elemento determinante per l’efficacia della performance. Una peculiarità dell’atteggiamento è la sua natura dinamica infatti è considerato una competenza allenabile, misurabile e osservabile nel comportamento. L’atleta può sviluppare un atteggiamento più funzionale alla prestazione intervenendo sui processi cognitivi ed emotivi che regolano il comportamento; è misurabile mediante strumenti standardizzati ed è osservabile attraverso indicatori comportamentali quali la qualità dell’impegno, la capacità di mantenere la concentrazione, la reazione all’errore e la gestione delle situazioni di pressione. Il modo in cui l’atleta affronta la fatica , accetta il feedback e reagisce agli imprevisti rappresenta un’espressione diretta del suo atteggiamento sportivo.

ATTEGGIAMENTO COME SPECCHIO DELLA PARTITA

 L’atteggiamento rappresenta lo specchio della partita perché riflette, momento per momento, il livello di consapevolezza, di regolazione emotiva, di immagine di sé e di orientamento alla soluzione; si esprime nella cura dei dettagli, nella reazione all’errore, nella gestione delle aspettative e nella capacità di rimanere orientati al compito. In gara, esso mostra con chiarezza se l’atleta è in equilibrio tra testa, emozioni e azioni oppure se tale equilibrio risulta compromesso.

Ecco alcuni esempi di atteggiamento durante la gara o allenamento:

– Reazione all’errore

 Un atteggiamento funzionale si osserva nella rapidità della reazione: l’atleta accetta l’errore, regola l’emozione di frustrazione e si rimodula immediatamente sull’azione successiva. Il linguaggio del corpo rimane stabile, la concentrazione è mantenuta e l’impegno non cala. In questo caso, la partita riflette un atteggiamento orientato alle soluzioni e ad una solida immagine di sé.

Al contrario, un atteggiamento disfunzionale si manifesta in gesti di chiusura, proteste o calo di attenzione. La partita diventa lo specchio di un conflitto interno tra pensieri negativi, emozioni non regolate e comportamenti inefficaci.

– Gestione della pressione

In una fase della gara caratterizzata da alta pressione competitiva, l’atteggiamento dell’atleta emerge nella capacità di restare nel compito. Un atteggiamento positivo si traduce in scelte semplici, rispetto delle routine e dei compiti - obiettivi stabiliti con l’allenatore e con la focalizzazione sugli aspetti controllabili. L’atleta mostra entusiasmo funzionale inteso come energia e coinvolgimento anche in condizioni di stress.

La prestazione perde fluidità se invece la gestione della pressione è impregnata di aspettative rigide e timori legati al risultato, in questo caso la partita riflette una riduzione dell’entusiasmo e una compromissione dell’immagine positiva del sé.

– Continuità della prestazione

Nel corso della partita, l’atteggiamento si rende evidente nella continuità del comportamento indipendentemente dall’andamento del punteggio. Un atleta con atteggiamento positivo mantiene cura dei dettagli, intensità e qualità esecutiva sia in situazione di vantaggio sia di svantaggio.La partita, in questo senso, diventa la rappresentazione concreta della sua capacità di autoregolazione.

Quando invece la prestazione oscilla in modo marcato in funzione del risultato, l’atteggiamento risulta fragile e dipendente da fattori esterni. L’atleta mostra così una difficoltà nel mantenere coerenza tra testa, emozioni e azioni.

– Entusiasmo e immagine di sé

Un atleta che entra con entusiasmo nella gara, manifesta un linguaggio del corpo aperto, una comunicazione efficace e una disponibilità allo sforzo. Questo entusiasmo è sostenuto da un’immagine positiva del sé e da un atteggiamento orientato all’apprendimento; anche dopo un errore, l’atleta continua a cercare la giocata, ciò è indice di fiducia nelle proprie capacità.

 Al contrario, quando l’immagine di sé è compromessa da errori precedenti o aspettative eccessive, l’entusiasmo cala visibilmente. La partita riflette una perdita di iniziativa e un maggiore senso di esitazione rendendo visibile il conflitto tra atteggiamento interno e comportamento esterno.

Per il giovane atleta sviluppare un atteggiamento positivo nei confronti di sé stesso e degli altri rappresenta una condizione fondamentale per l’espressione del proprio potenziale atletico. Tale atteggiamento sostiene l’entusiasmo verso l’attività sportiva, elemento chiave per mantenere elevata l’energia, il coinvolgimento e la disponibilità allo sforzo. L’entusiasmo, a sua volta, è strettamente legato alla qualità dell’immagine del sé, intesa come percezione delle proprie competenze e del proprio valore personale. Questa immagine può essere influenzata in modo significativo da errori, timori, ansie e aspettative che, se non adeguatamente gestite, rischiano di comprometterne la stabilità emotiva. Analogamente a quanto avviene nella vita quotidiana, anche nello sport il risultato e la qualità della prestazione risultano direttamente proporzionali all’immagine positiva che l’individuo possiede di se stesso, influenzando il modo in cui si affrontano le difficoltà si persevera negli obiettivi e si utilizzano le proprie risorse.

 

ALLENARE UN ATTEGGIAMENTO POSITIVO E FUNZIONALE: IL RUOLO DELL’ ALLENATORE, DELLO STAFF E DEI GENITORI.

Il feedback dell’allenatore risulta particolarmente efficace quando è specifico, orientato al processo e coerente poiché aiuta l’atleta a collegare ciò che pensa, ciò che prova e ciò che fa, rafforzando la connessione tra testa, emozioni e azioni.

 L’atteggiamento, rappresenta una dimensione concretamente osservabile e valutabile nel contesto dell’allenamento quotidiano. Proprio per questo motivo, l’allenatore assume un ruolo centrale nel riconoscere, rinforzare e allenare i comportamenti che riflettono un atteggiamento funzionale alla prestazione.

Domande come “Rientra dopo l’errore?”, “Accetta il confronto?”, “Reagisce subito o si ferma?”,” rincorre l’avversario?” permettono all’allenatore di valutare non solo l’aspetto tecnico-tattico, ma soprattutto la risposta mentale ed emotiva alla situazione di gioco. In questo senso, l’atteggiamento diventa misurabile attraverso la frequenza, la rapidità e la qualità delle reazioni comportamentali. Durante l’allenamento, l’atteggiamento si manifesta attraverso una serie di indicatori comportamentali chiari; la cura dei dettagli, il rispetto delle regole, la puntualità, l’educazione e l’attenzione alle consegne rappresentano segnali osservabili di responsabilità, impegno e rispetto del contesto sportivo.

I genitori allenano l’atteggiamento attraverso l’esempio quotidiano. Il modo in cui affrontano errori, frustrazioni, imprevisti o banalmente come cooperino tra di loro, nella vita di tutti i giorni diventa un modello implicito per il ragazzo. Il sostegno emotivo del contesto, offre all’ atleta la motivazione ad impegnarsi, ad apprendere dai suoi errori e a fare meglio. In quest’atmosfera il ragazzo, si sente al sicuro anche se commette errori; si fida degli adulti di riferimento e diventa sempre più sicuro di sé, motivato ad impegnarsi. In questo senso, sport e vita si intrecciano: sostenere un atteggiamento positivo, orientato alle soluzioni e rispettoso delle regole significa trasmettere competenze che vanno oltre il campo di gioco perché accompagnano il giovane nel suo percorso di crescita personale.

 

CONCLUSIONI

L’atteggiamento rappresenta una componente centrale non solo della prestazione sportiva, ma del funzionamento globale dell’individuo. Esso integra pensieri, emozioni e comportamenti risultando allenabile, osservabile e misurabile sia in allenamento sia in gara. In questo senso, l’atteggiamento è lo specchio della prestazione sportiva così come lo è delle sfide della vita quotidiana. Le stesse dinamiche che regolano l’entusiasmo, l’immagine del sé, la gestione di ansie, timori ed aspettative nello sport si ripropongono anche fuori dal campo. Per questo motivo, la responsabilità educativa non ricade esclusivamente sull’allenatore, ma coinvolge anche i genitori, chiamati a sostenere un clima coerente e funzionale alla crescita dell’atleta. Allenare l’atteggiamento significa dunque promuovere competenze utili non solo alla performance, ma allo sviluppo personale e umano del giovane, dentro e fuori dallo sport.

 

Luca Pio Di Liddo

 

 


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